Feeds:
Posts
Comments

Archive for February, 2009

Cassetta di Sicurezza.

Ieri pellegrinaggio a Milano per l'apertura della cassetta di sicurezza della mamma.

Si tratta di un vero pellegrinaggio, con un numero imprecisato di mezzi pubblici da "prendere".
Iniziamo con questo splendido Eurostar, dal costo di 7 euro per la tratta como-milano..
Foto ovviamente mossa causa l'alta velocità (stimabile in 110 km/h)
Puntualissimi (ovvero orario previsto +10 min) eccoci in stazione Centrale
dove scopro "la nuova stazione": sparite le edicole piene di statuette della madonna illuminate a pile, ecco degli eleganti negozi, ed una nuova biglietteria nascosta sotto le scale di accesso. A pensarci bene, la stazione era rimasta uguale da quando nel 1969 ci andavo a vedere il Settebello…
…gustando le pizzette del bar al primo piano (fatte fresche!)
In ogni caso,

 eccoci nella metro "linea 2" ove scopro che i treni sono stati modificati come quelli inglesi, diventando lunghissimi, ovvero con tutti i vagoni collegati con degli snodi.
Sopratutto, ne all'andata ne al ritorno monta a bordo il solito violinista che con aria piagniucolosa chiede qualche euro.
Un vero sollievo. Ma so il perche': tutti ormai sono con la cuffia alle orecchie, e il violinista suonava nel silenzio totale.
Andando verso la banca, ecco un bizzarro palazzo dove il numero delle parabole supera quello delle famiglie (notare l'appartamento con tre (3!) antenne…
…un momento di commozione vera davanti alla mia scuola elementare…
..ed eccoci nel caveau.
La foto al notaio e' ovviamente rubata, non dite niente!
Restiamo poi imprigionati per almeno 30 minuti, causa campanello non funzionante (ed impossibilità di chiamare causa "mancanza di campo" sul cellulare).
Alla fine riguadagnamo la libertà, ed eccoci ad una visita di rito: Le towers.
Il campanello e l'ingresso di Play sono ancora li:
…certo che dentro gli studi (ho spiato dal lato, ma non ho osato per codardia fare una foto…) c'e'…o meglio, non c'e' proprio piu' niente.
Eccoci rapidamente  sul Due:
dove la macchinetta "olbiteratrice" ha la fessura troppo piccola per i biglietti che ho acquistato (qualcuno e' in grado di spiegare il perche' ?). Scopro inoltre che ad ogni fermata il "manovratore" e' costretto ad annunciare il nome della stazione con voce ridicolmente robotica.
Eccoci (ma perche' uso il plurale? ero da solo)…a Cadorna, in fila per il biglietto.. che costa solo 3 euro circa.
Il treno e' comunque nuovo (strano infatti!)
e rapidamente (solo il doppio del tempo di quello del mattino) mi riporta a Como
Ah, la Cassetta. Conteneva svariate monete "del ministero delle finanze", un bellissimo portacipria della Mamma, un suo orologio che ricordo di aver visto quando avevo meno di dieci anni, un'accozzaglia di altre monete di valore irrisorio, uno swatch (!!!! ma perche' l'avrà messo li?) ed un orologio che….va be. Mi piaceva molto.
 

Read and post comments |
Send to a friend

Read Full Post »

Read Full Post »

20022009871

Read Full Post »

Duomo troppo basso.

Visto che a Milano niente puo' essere piu' in alto del Duomo, e che il Pirelli (peraltro lontanissimo) – essendo appuntoi piu' alto – ha alla sua cima uan riproduzione della madonnima…visto tutto questo…

cosa starà mai fotografando la Fotografa ??

Read and post comments |
Send to a friend

Read Full Post »

Il piu’ bel 404

Oggi cercando…va be lasciamo perdere, tempi duri…su un sito mi sono beccato questo quattrocentoquattro, forse il piu' bello che abbia mai visto. D'altronde era un quattrocentoquattro svizzero:

Eccolo:

Error 404–Not Found

From RFC 2068 Hypertext Transfer Protocol — HTTP/1.1:

10.4.5 404 Not Found

The server has not found anything matching the Request-URI. No indication is given of whether the condition is temporary or permanent.

If the server does not wish to make this information available to the client, the status code 403 (Forbidden) can be used instead. The 410 (Gone) status code SHOULD be used if the server knows, through some internally configurable mechanism, that an old resource is permanently unavailable and has no forwarding address.

Read and post comments |
Send to a friend

Read Full Post »

25 cose su di me.

Pare che sia stato taggato anch'io: non so bene dove, non l'ho visto, ma mi pare di averlo recepito comunque.

Quindi…

1. Se una cosa e' molto importante, tendo a farne prima altre meno importnti.

2. I Tarallucci sono l'unica costante della mia vita dal 1981.

3. Non ho praticamente nessuna fotografia del mio passato (tranne quelle trovate  a casa della mamma)

4. La  Donna che amo ha fotografato tutto il suo passato

5. Cat Type, indubbiamente

6. Il sogno e' gestire una stazione radio. A quarantanove anni, inizio pero' a pensare che non accadra'.

7. Il quadro economico generale, e cio' che vedo nel futuro mi terrorizza. Ma vivo comunque leggero.

8. Il mondo e' pieno di antenne bellissime, alcune con molti dipoli.

9- Quando c'e' un problema o un dolore, soprattutto se molto grave, la cosa migliore e' un corso di Step (seconda migilore: di FitBoxe (terza migliore una sauna))

10. Ho comprato circa 35 radio  e 15 computer, ma per questo post sto usandone uno che non ho comprato.

11. Prima della fine della Vita occorrera' fare qualcosa di cui essere davvero orgogliosi.

12. Preferivo la catena "undici cose su di me."

13. La piu' grande sensazione e' un tramonto dopo un temporale in   un parco del kenya, nel 1983.

14. Il mio matrimonio  e' stato abbastanza breve.

15. Non capisco come mai molte persone credono in dio. Veramente, e' un mistero.

16. Non penso che neppure Joseph ci creda. In cuor suo, intendo. Voglio dire, probabilmente lo ipotizza, per fede magari dirà "si c'e''", ma se ci pensa bene, se apre veramente il suo cuore, non puo' non dubitarne seriamente.

17. Ogni tanto mi manca un po la pizza.

18. Niente supera la potenza evocativa di una voce, alla fin fine neppure un profumo.

19. Amo il cinema, soprattutto visto a Melzo.

20. Uno sguardo radioso, sorridente, pieno di meravigliato amore è stato il piu' bel regalo possibile per San Valentino (e non solo)

21.Adoro la lezione del lunedi' sera alle 19.15 (anche se spesso arrivo tardi)

22 Non riesco a credere di arrivare ad un'età nella quale non riusciro' piu' a star dietro alla tecnologia (e alle sue buzzwords)

23. Internet e' stata una delle cose piu' importanti.

24. Non sopporto stare a tavola piu' di 65 minuti circa, detesto i pranzi e le cene con piu' di 4 persone, e mangio piu' velocemente della media (anche se l'Anto dice di essere piu' veloce).

25. Adoro Anto.
 

Read and post comments

Read Full Post »

Don Verzè: staccai la spina per lasciar morire un amico
Corriere della Sera
Gian Guido Vecchi
Pagina 1 del Corriere della Sera del 13 ottobre 2006


Il fondatore del San Raffaele: «Non è eutanasia se lo chiede chi vive grazie alle macchine. Può essere amore»

MILANO – Don Luigi Verzé, fondatore del San Raffaele, rivela un episodio accaduto a «metà degli anni settanta»: un amico, un medico, era curato «con esasperazione. Era attaccato a un respiratore artificiale, altrimenti sarebbe morto. Mi disse: staccami. Ordinai: staccatelo. La mia esperienza dice: la "zona grigia" esiste». Ma il testamento biologico? «Inaccettabile»

Il fondatore del San Raffaele: «Era cattolico, me lo chiese lui. Così non è eutanasia ma un atto d'amore, un gesto cristiano»

«Ricordo un amico, un medico, ci conoscevamo da anni. Lo abbiamo curato perfino con esasperazione perché non lo volevamo perdere. stava attaccato a un respiratore artificiale, altrimenti sarebbe morto, era la metà degli anni Settanta e già allora la tecnica dava queste possibilità. Parlavamo ogni giorno e una volta, lo sguardo fermo, mi ha detto: io non posso più vivere senza questo respiratore, perciò ti prego, staccami».

E lei, don Verzè cosa fece?
«Era molto presto, le sette del mattino. Piangendo dal cuore dissi: staccatelo». Don Luigi Verzè, 86 anni, fondatore dell'ospedale, del centro ricerche e dell'Università San Raffaele indica il grande Crocifisso ligneo del Trecento che domina il suo studio: «Lo hanno fatto morire, certo. Ma Lui poteva scendere dalla Croce e invece si è lasciato morire: per amore». Oggi l'Università Vita-Salute conferirà al cardinale Carlo Maria Martini la laurea honoris causa in Medicina e Chirurgia nel nuovo corso «Medicina Sacerdozio». Proprio il cardinale Martini, nel «dialogo sulla vita» con Ignazio Marino, sull'Espresso, aveva riflettuto intorno alle «zone grigie» aperte dal progresso scientifico. «Dalla mia esperienza ho capito che le zone grigie esistono, Martini ha ragione».

L'eutanasia è una di queste?
«Per come se ne discute, spesso è un falso problema: diverso è "lasciar" morire e "fare" morire. Tenere in vita una persona a tutti costi è ostinazione, non conservazione della vita. Se una persona vive così, solo grazie alle macchine, e chiede lucidamente di essere staccato, io credo che farlo possa essere un atto d'amore, un gesto cristiano. Non è eutanasia. E essenziale anche l'atteggiamento del medico».

In che senso?
«Il mio amico era lucido. Un sant'uomo, cattolico. A me ha inflitto un grandissimo dolore, però non me la sono sentita di non dire: basta. Ero consapevole dell'impotenza mia e della scienza. Ecco: un conto è riconoscere la propria, ignoranza come medici; un altro è arrogarsi il diritto di decidere quando uno deve morire. Penso a quando non appare la coscienza, come nel caso Terry Schiavo: non ho diritto .di lasciar morire una persona che non può esprimersi».

E il testamento biologico?
 «Non posso accettarlo perché di fatto viene dettato dal medico. Questo è l'errore, lo spiegherò al mio amico Veronesi. Del resto nessuno può mettersi nei panni di se stesso quando si dovesse ammalare né sapere come reagirebbe alla sofferenza, è,un atto di superbia. E poi cosa ne sappiamo di dove sarà la scienza in futuro?»

Quindi come si fa? Pensiamo al caso Welby…
«Non conosco il caso di Welby. Dipende dalla persona: temo sia impossibile definire una legge su questi casi, è una prepotenza. Difficile è anche stabilire cos'è l'accanimento terapeutico: siamo nella "zona grigia". Allora bisogna educare la gente alla responsabilità» .

Ovvero?
 «Al San Raffaele ci confrontiamo ogni giorno con i limiti, li tocchiamo. La Chiesa fa benissimo a porli e a difendere la vita, sia chiaro. E io odio la morte, non riesco neanche ad ammazzare una mosca. Però non pongo mai limiti ai ricercatori: chiedo loro di essere responsabili. Se uno vuole sperimentare sugli embrioni gli dico: attento a non ucciderlo. Chiedo di calcolare i rischi con saggezza. I limiti sfumano, all'inizio molti pazienti sono morti dopo i trapianti e la Chiesa era contraria, ma oggi le cose sono cambiate».

Ma cosa vuoI dire «essere responsabili» ?
«Questo è il senso del corso "Medicina Sacerdozio". Nessuno è sacerdote se non è medico, nessuno è medico se non è sacerdote. Ci siamo posti come programma lo studio di che cosa è l'uomo per arrivare a rispondere alla domanda: chi è l'uomo? La svolta è prendere in cura l'uomo come corpo, intelletto e spirito che ne fa in ogni caso, anche il più miserabile, immagine di Dio. Ma per fare questo bisogna che le culture dialoghino, la cultura è la sola superpotenza: non a caso il San Raffaele comprende un polo umanistico e uno scientifico».

Cosa manca oggi?
«Lo studio, un'educazione al senso della sofferenza e della morte. Parliamone in maniera laica: morire con dignità è una dimostrazione di come si è vissuti. Ma tutto questo è frutto di una educazione. Una resa alla propria morte può essere anche un abbandonarsi alla volontà e all'amore di Dio. lo spero che il mio morire sia così: un abbraccio fisico con Dio. Penso a una signora anziana, distinta, che soffriva da tempo nel proprio letto e continuava a ripetere: "Oh Signore fammi morire,". Poi mi guardò e disse: dì al Signore che mi prenda, io non riesco a morire".

E cosa accadde?
«Una persona che era accanto. a me si avvicinò, le diede una carezza, e la signora morì. Si è spenta così, in quell'istante: aspettava un atto d'amore».


Read and post comments |
Send to a friend

Read Full Post »

Older Posts »