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Archive for January, 2009

Fausto Terenzi

Inaspettatamente, alle 16 circa di oggi sabato 31 gennaio, Fausto Terenzi ha annunciato che questo sarebbe stato il suo ultimo giorno a RadioNumberOne.
Quando l'incontrammo l'anno scorso ("Radiolandia") Fausto ci aveva detto che  era in via Locatelli il famoso giorno di aprile 1975 quando l'ESCOPOST entro' negli studi di RadioMilanoInternational (la prima radio..pirata) interrompendone le trasmissioni (con un bel trambusto in onda) e sequestrando gli impianti.
Io quella trasmissione la ricordo bene, ma non mi pare ci fosse proprio lui in onda: mi pare ci fosse invece "P3" (Piero Cozzi). Ma forse sbaglio, o forse il Terenzi era li, semplicemente non in onda in quel momento preciso.
Certo che il Terenzi ha vissuto tutta l'avventura delle radio private italiane, dall'epoca delle radio "pirata" (in FM, quando tutti ascoltavano l'AM (anzi: OM)), passando da queste alle reti, ai network, ed inventando (credo) il filone dei programmi demenziali, che peraltro non mi sono mai piaciuti.
Poi ci fu l'ictus,
L'anno scorso, vedendolo al lavoro, sentendo la sua storia, osservando come per indossare la cuffia dovesse essere aiutato dalla Monica Stefinlongo, ,ascoltando la sua amarezza per tutti gli amici che tali non sono, ho avuto modo (se mai ce ne fosse ancora bisogno) di riflettere sulle svolte improvvise, impreviste che puo' avere la vita.
Oggi Fausto ci ha salutato con molta gentilezza, ha ricordato che a RadioNumberOne e' entrato sulla sedia a rotelle e ne esce sulle sue gambe, e – temo – si sia  accommiatato definitivamente dagli  ascoltatori.
E' stato molto triste, ma non lo ha fatto pesare.

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Fitness Time!

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Interessante articolo su Il sole di oggi sul caso Madoff, un signore che – aiutato dalla grande banca JP Morgan – ha creato negli anni una mega-truffa basata sullo schema di "Ponzi", 

L'articolo e' qui.
Ponzi proponeva (teorici) investimenti su IRC, gli International Reply Coupons, e prometteva ritorni incredibili (50% in 3 mesi, mi pare) in base al differenziale (che c'era davvero) tra il valore degli stessi nella nazione di acquisto (…l'Italia!) e quella di esercizio (gli usa).
In teoria la cosa era possibile, ma non pratica, per cui alla fine Ponzi si limitava a proporre l'investimento a un numero crescente di investitori, utilizzandone i soldi per pagare gli interessi a quelli precedenti.
Oggi – anzi negli anni passati, fino al dicembre 2008 – la cosa e' stata ripresa da Madoff, addirittura un ex VP del Nasdaq, ma anziche' parlare di francobolli (decisamente poco chic), si proponevano "note indicizzate sul fondo Sentry", a cui la JP Morgan aggiungeva un bell'effetto "leva" di fattore tre, prestando i soldi ad un interesse dell' 1%.
In pratica, si investiva 100, JP Morgan prestava 200, ed il rendimento finale sarebbe stato sul sottostante (il fondo "fairfield", campo giusto, o forse equo, di Madoff, bel nome, altro che le Raptors!), come se si fossero investito 300 dei propri soldi. Ovviamente anche le perdite, se ce ne fossero state, sarebbero state a leva 3, come e' logico in questi casi.
Beh, qui pero' JP Morgan era anche la banca di Madoff, e – avendo visto a fine 2008 che le cose stavano degenerando, questa ha pensato bene di …uscire dal fondo (da un fondo di cui vendeva i prodotti, chiamati "strutturati") senza, dico: senza avvisare i propri investitori.
Morale: arrestato Madoff, la banca e' tranquilla e i certificati in mano agli investitori valgono…vediamo….zero ?
Bene, l'articolo de Il Sole termina di colpo dicendo che Madoff ha confessato di aver impostato un "gigantesco schema Ponzi". (non nell'articolo on-line che ho linkato, c'e' sulla versione stampata).
 Non spiega cosa sia uno schema Ponzi (occorre gia' saperlo), e non spiega che e' la bella invenzione di un italiano, a inizio secolo.
Come spesso accade, la matrice delle truffe e' italica, e affonda le sue radici sulle Catene di Sant'antonio, orribili superstizioni a matrice religiosa, fatte a metà di belle parole e di speranze, a metà di velate minacce, a metà di conformismo e ignoranza.
 
Una volta erano i francobolli da spedire da una parte all'altra dell'atlantico, oggi sono (anzi: erano) i fondi strutturati, gli hedge funds, con banche blasonate che propongono di operare con effetto leva.
Ah! Se avete Fineco, cliccate oggi stesso su "investing", troverete un bel banner di JP Morgan, che vi porta alla pagina "Le Soluzioni di investimento di JPMorgan Asset Management", dove un "Personal Financial Advisor" 


pone l'accento sull' offerta all'interno di quelle asset class che hanno dimostrato di dare stabilità e rendimento nel corso degli eventi autunnali, senza dimenticare i diversi profili di rischio dell'investitore


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Buon 25mo compleanno.

Mac

Venticinque anni fa nasceva il mac.

Assurdamente simile a quello di oggi a guardare bene (soprattutto per chi a quei tempi aveva a che fare con "C:")

Venticinque anni fa Steve era quello che vediamo qui sopra, e non quello di oggi, in lotta con il suo male.

Gli auguri li faro' dunque a Jobs, con un piccolo elenco dei suoi prodotti per i quali ho speso i mieli soldi, e sono stati veramente tanti…

Questo primo non era un mac, ma a quei tempi non potevo spendere 3 milioni o giu' di li. Ecco dunque il magnifico Atari ST (creato dall'inventore del Petster Catster), che emulava il Mac grazie ad "Aladdin".

E questo il primo prodotto Apple…un II E! Niente hard disk, ma "floppy" da 5 pollici (due)

Ed ecco il primo Mac (ne ho avuti due). Con un unico floppy da 400 Kb, per far partire Word occorreva fare i disk-jockey:
"please insert system disk 1"  "Please insert Word Disk 1" "Please insert System Disk 2" "Please Insert Word Disk 1" "Please Insert System & Printer Disk 1" "Please Insert Word Disk 1".

Il primo mac a colori, e il primo con l'Hard Disk (sette milioni di lire, pagato con tre assegni post-datati)

Powerbook 140, schermo in b/n visibile anche in pieno sole, e sfera al posto del trackpad — tuttora non capisco perche' sia stata abbandonata.

Il successivo lo avevo regalato a Renato, pensando potesse imparare ad usare
Internet: ma allora c'erano i modem  analogici, niente ADSL, ed era
troppo complicato (Netscape 1.0, pre-explorer!) :

Questo e' passato all'Anto….

, prima di diventare improvvisamente…nero!

…e questo e' l'ultimo, l'erede di "polo", ultimo per ora s'intende:



Auguri Steve, get well soon…

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Prima dei multisala, prima dei Multiplex, Milano aveva un "multiplex naturale", corso Vittorio Emanuele.

Inutile decidere che film andare a vedere: bastava trovarsi in San Babila, passeggiare per il corso, ed avere una scelta completa di tutto quanto era in "Prima Visione".

Ecco dunque come appaiono oggi alcuni dei cinema del Corso, con almeno uno dei film importanti che hanno voluto regalarmi.

Excelsior Sala Mignon 


Jesus Christ Superstar, 1973 (con la nonna), sesta fila, Stereo (!!!) Magnetico, due casse posizionate ai lati dello schermo, scarica a 80hz circa durante "Everythings's Alright"

Oci Ciornie (Mastroianni), 1987, in piedi, Dolby SR, applauso (lungo applauso) alla fine della proiezone

Excelsior Sala Excelsior

Todo Sovre Mi Madre, 1999, errore di masking all'inizio del secondo tempo.
Astra

Chaplin, 1982, Flat (non scope!), posto lontanissimo dallo schermo

America Oggi (Short Cuts, Robert Altman) 1993, Dolby SR, non avrebbe mai dovuto terminare

Hamlet (K. Branagh), 1996, 4 ore di film con 20 minuti di intervallo "per permettere uno spuntino da burger king")

(nel caso non fosse chiaro, oggi e' un negozio Zara)

Corso

Il Corso programmava solo stupidate, tipo "Natale a..", per cui ci ho visto solo

Deconstructing Henry (W.Allen), 1997, prima fila, schermo flat, audio orrendo.

(anche questo e' un negozio di moda. il Corso aveva un plus: a fianco – c'e' tuttora – il bar dell'aperitivo, con l'edicola che vendeva "La Notte", giornale totalmente inutile tranne che per la pagina – appunto – dei cinema: giusto per le due righe di riassunto della trama.

Ariston

(E' la porta bianca, in realtà una scalinata che scendeva, tutto era sotterraneo, anche la bigliettteria)
Penso di averci visto un film talmente brutto, su uno schermo curvo quasi fosse un CiNeRaMa (ma senza esserlo) che non ricordo piu' quale fosse. Audio mono.

Mediolanum

Angel Heart, (M. Rourke) 1987, finale con scena dopo il termine dei titoli di coda, che abbiamo visto in 4 (su 350 persone di pubblico, tutti ormai usciti)

Corallo

Female Perversions (Tilda Swindon), 1996, si chiamava "il salotto di Milano" ma le poltrone non reggevano la testa, scomodissimo

Ambasciatori

Far and Away (Kidman, Cruise), 1992, presentato in 70mm (unica sala
in quell'anno in grado di proiettare "nello splendore del 70mm"),
applauso finale esattamente nel momento in cui viene piantata la
bandiera.

Durini

Effetto Notte (Nuit Americaine, F. Truffaut), con la nonna, 1973, (memorabile la scena col gatto)

Bird (Clint Eastwood), 1988, in "galleria", lo schermo era "in basso"!

Ho sentito da qualche parte che il Corso, che tra le 22 e le 22.30 era impossibile da percorrere per il mischiarsi di persone che andavano in tutte le direzioni, ciascuna verso la propria sala, sia oggi alla sera triste e malinconico.

Ed e' inutile illudersi: quei Cinema non riapriranno mai piu', e quegli anni non torneranno.
 

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So Help Him God

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La Cattedrale

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